Ma per Aldo Specogna, come del resto per tanti altri che erano vissuti in quei ruggenti anni '30, il destino aveva in serbo ben altri disegni.

L'Italia, che in quegli anni stava vivendo l'avventura del suo nuovo Impero, richiamò in servizio quel giovane sottotenente alpino e lo mandò in terra d'Africa a fare la guerra.

Al suo rientro, conclusa la parentesi guerriera, Aldo Specogna ritornò nuovamente alla sua musica e la passione per l'insegnamento lo portò ad iscriversi a pedagogia presso il Magistero di Firenze, per ampliare la sua cultura e consolidare le proprie basi nel campo dell'insegnamento.

Ma per lui il destino aveva disposto diversamente. A quell'uomo, amante della musica, che aspirava solo a diventare un bravo insegnante, la Patria chiese ancora di fare il soldato, inviandolo in Albania. In Albania Aldo Specogna ci andò da tenente del Battaglione "Val Natisone" e lì, sul fronte del Monte Scindeli, fu costretto a combattere aspramente e si ricoprì di gloria, meritandosi una medaglia d'argento al valor militare.

Nella motivazione della medaglia d'argento che gli fu conferita si legge che: "Durante un accanito attacco nemico, colpito agli occhi da pallottola, pur nell'atroce prospettiva di dover perdere la vista, trovava la forza di rincuorare i suoi soldati e di spronarli a resistere ed a vincere, per mantenere sempre alte le numerose tradizioni del battaglione. Ad azione ultimata, ricoverato all'ospedale, nell'apprendere di aver perduto un'occhio, si mostrava fiero di averlo donato alla Patria".

Patria che Aldo Specogna sentirà il dovere di servire ancora. Nonostante la sua menomazione fisica, che gli avrebbe facilmente consentito di farsi esonerare, il tenente Aldo Specogna tornò dunque a combattere e andò in Russia con gli alpini del Battaglione "Cividale", dove a Rossoch-Wolochonowka ebbe nuovamente modo di ricoprirsi di gloria e compiere gesta che sono entrate nella leggenda, meritandosi una seconda medaglia d'argento al valor militare.

Nella motivazione della medaglia d'argento che gli fu conferita si legge che:

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